Il cittadino viene prima dei compromessi

La premessa è che Giorgio Napolitano non è arruolabile. Sbaglia il centrosinistra, e sbagliano i suoi giornali, quando gioiscono forzando le perplessità intermittenti (e pare già smentite) del Quirinale intorno all’emendamento del leghista Gianluca Pini che vorrebbe introdurre, all’interno della legge comunitaria, la responsabilità civile dei magistrati in caso di manifesta violazione del diritto dei cittadini, come richiesto dalla Corte di giustizia e dalla Commissione dell’Unione europea. Quelli di Napolitano non sarebbero comunque dubbi di merito ma semmai sottili considerazioni. Guarda la puntata di Qui Radio Londra
12 AGO 20
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La premessa è che Giorgio Napolitano non è arruolabile. Sbaglia il centrosinistra, e sbagliano i suoi giornali, quando gioiscono forzando le perplessità intermittenti (e pare già smentite) del Quirinale intorno all’emendamento del leghista Gianluca Pini che vorrebbe introdurre, all’interno della legge comunitaria, la responsabilità civile dei magistrati in caso di manifesta violazione del diritto dei cittadini, come richiesto dalla Corte di giustizia e dalla Commissione dell’Unione europea. Quelli di Napolitano non sarebbero comunque dubbi di merito ma semmai sottili considerazioni che hanno a che vedere con l’opportunità politica di introdurre un elemento di possibile tensione proprio nel momento in cui ampi settori del Parlamento – Quirinale compreso – lavorano a un tentativo di mediazione e di equilibrio sulla riforma della giustizia (e non solo). Riforma che il Guardasigilli Angelino Alfano ha illustrato a Napolitano con ampia soddisfazione di entrambi, e che ha tra i propri cardini fondamentali proprio la responsabilità civile dei giudici. Ma c’è un ma.

In questo momento, di là da quelle che saranno le decisioni del centrodestra, risulta singolare fare compromessi mentre pende sul nostro paese una procedura di infrazione europea che impone all’Italia di modificare, su base garantista, le proprie norme in materia di responsabilità civile dei magistrati. Da marzo 2010 è stata aperto un fascicolo contro il nostro paese, ed è previsto che la Corte di giustizia di Bruxelles si pronunci contro l’Italia a maggio di quest’anno. La riforma della giustizia, ammesso che si faccia davvero e che gli auspici di Napolitano intorno al dialogo tra le forze politiche abbiano qualche effetto positivo, richiede almeno due anni. Non sarebbe dunque capziosa la volontà della maggioranza d’intervenire presto e bene a tutela dei diritti del cittadino. E nel clima di giustizialismo mediatico-politico che monta nel paese non sarebbe un bel segnale se Pdl e Lega dovessero congelare l’emendamento. Risulta, al contrario, una decisione di buon senso quella fatta ieri dallo stesso firmatario del testo, il leghista Gianluca Pini: modificare alcuni passaggi della bozza. La maggioranza, denunciando la propria disponibilità al negoziato e all’ascolto, ha scelto di venire incontro – forse solo parzialmente, ma chissà – alle perplessità sollevate in modo informale dalla presidenza della Repubblica. Ma a questo punto non conviene forse andare fino in fondo, con l’Europa a fianco e senza compromessi al ribasso?